PT2358 - 1951 - Grosseto: dipendenti operai officina Lancia

Donne e uomini al lavoro

Negli anni Sessanta la specializzazione dei Gori fornisce una sempre più capillare documentazione di una costante e ragionata modifica del territorio grossetano da parte dell’uomo. In particolare nell’attenzione posta alle opere di urbanizzazione e di trasformazione della città di Grosseto, il tradizionale soggetto paesaggistico si riproduce e si moltiplica in una serie di scatti legati all’intervento dell’uomo.

Particolare attenzione viene dedicata dai fotografi Gori al lavoro in miniera, un settore importante nell’industria della provincia grossetana, reso peraltro tragicamente evidente dalla tragedia della miniera di Ribolla del maggio 1954 in cui 42 operai persero la vita a causa dell’esplosione del gas grisou. Le foto Gori fissano alcuni momenti della lavorazione, in particolare la perforazione nel cosiddetto avanzamento nella miniera di lignite di Baccinello (Scansano), di mercurio del Siele (presso Santa Fiora), di pirite di Ravi.

Le figure umane, ritratte al lavoro oppure mentre si incamminano in cunicoli bui, scompaiono poi in tutta una serie di immagini che documentano, senza la presenza degli operai, i macchinari, le tecniche di estrazione meccanizzata, camion, ruspe della cava “La Bartolina” di Giuncarico, e le nuove tecniche di lavorazione negli impianti per la lavorazione del mercurio a Santa Fiora nel 1970.

L’industrializzazione del grossetano conosce una rapida accelerazione a partire dagli anni Cinquanta, sviluppandosi soprattutto in quei settori della lavorazione dei prodotti agricoli e nella trasformazione delle materie prime prodotte dalle industrie estrattive. Nei pressi delle cave di travertino a Montemerano e delle miniere di Baccinello si sviluppano laboratori e officine. La Fornace del laterizio di San Martino, che utilizza la creta dell’Ombrone per mattoni ed altri manufatti, emerge dalle foto dei Gori come uno dei perni dell’industria del laterizio, con vasto impiego di operai di cui è documentata sia la lavorazione manuale sia l’opera nei nuovi impianti di forni meccanizzati.

Anche le officine risultavano soprattutto inerenti agli ambienti peculiari del territorio e legate quindi ad istituzioni quali il Consorzio Agrario, il Centro di Rifornimento Quadrupedi, le varie Aziende Agricole in funzione delle quali si svilupparono sellerie, falegnamerie, officine meccaniche. L’industria alimentare e di trasformazione dei prodotti agricoli si dota di cantine, frantoi ed oleifici, pomodorifici, caseifici, salumifici, molini: le fotografie scattate dai Gori all’interno del Molino Morelli, nel salumificio Goracci, nello stabilimento “Conalma” di Albinia e nello stabilimento “Elios”, dove venivano lavorati i pomodori “Grosseto”, mostrano gli impianti di produzione, i luoghi di lavoro e la gran massa di lavoratrici, prevalentemente donne, che trovava occupazione in questo settore.

Dove invece il lavoro maschile permane rilevante è nei lavori di edilizia pubblica, nei lavori di urbanizzazione della costa, nella bitumazione delle strade e nella costruzione di ferrovie, nell’arginatura di fossi e canali ed in tutte quelle opere che massicciamente contribuiscono a mutare in maniera sempre più sensibile il volto del territorio e della periferia urbana di Grosseto.

 

Testi tratti da:
“Professione Fotografi. L’archivio dei Fratelli Gori” di Matteo Baragli,
a cura di ISGREC Istituto Storico Grossetano della Resistenza e dell’Età Contemporanea.

PT2617 - 1951 - Alberese: gruppo di operai<br />

PT2617 - 1951 - Alberese: gruppo di operai

B98/8 - 1949 - Grosseto: magazzini Consorzio Agrario<br />

B98/8 - 1949 - Grosseto: magazzini Consorzio Agrario

Grafica: Margherita Cardoso - Traduzioni: Vittoria Vivarelli Colonna e Cecilia Grilli - Realizzazione: Stefano Guerrini lgsg.it: Siti Internet Grosseto

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